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IL VEG RUNNER DEL MESE E’ MATTEO ZARDINI

Chi sono?

Ciao a tutti, sono Matteo, classe 1974, grande appassionato di sport e di montagna.

Amo soprattutto il trekking e le lunghe camminate, ho portato a termine il Cammino di Santiago in quasi tutte le sue varianti, la traversata della Corsica GR20, la traversata dei parchi norvegesi Rondane e Dovrefjell, il Kungsleden (il mitico sentiero del re, la traversata lapponia Svedese), la via Francigena, il Chemin de Stevenson GR70, il giro del Monte Bianco, il giro del Monte Rosa e tanti altri.

Dopo un passato agonistico nel Football Americano mi sono appassionato alla corsa, soprattutto quella sui sentieri di montagna, trovando subito un bel feeling con l’ambiente (quello che chiamano Spirito trail) e le lunghe distanze.

Due volte finisher al Tor Des Geants, Lavaredo UltraTrail, 110km dell’Istria, 100 Porte, Grande Corsa Bianca e diverse altre.

Sogni?

La “Triple crown of Hiking” cioè il Pacific Crest Trail (4270km), l’Appalachian Trail (3515km) ed il Continental Divide Trail (5000km).

Sul primo ci sto lavorando ed è più di un sogno.

“Se puoi sognarlo puoi farlo”.

Vegetariano?

Sono vegetariano da circa cinque anni.

Sono sempre stato un “quasi vegetariano”, nel senso che non ho mai amato la carne e neanche il pesce mi faceva impazzire. Fin da piccolo cercavo di far sparire la carne nel pane pur di non mangiarla e mia mamma se la ritrovava nel congelatore, convinta che i panini fossero ancora integri.

Inoltre sono sempre stato di animo ambientalista, per cui nel mio piccolo cerco sempre di avere comportamenti ecosostenibili.

La lettura del libro “Se niente importa” di Jonathan Safran Foer mi ha fatto fare il passo finale.

È ormai assodato che l’allevamento animale è una delle industrie che incide di più sul riscaldamento globale, la deforestazione e l’estinzione delle specie.

Per non parlare della qualità della carne, ormai altamente tossica e ripiena di antibiotici.

Il documentario Cowspiracy lo ha dimostrato, veicolando anche un concetto molto forte (ed un atto di accusa verso altre associazioni):

“Non è possibile essere ambientalisti/ecologisti e continuare a mangiare carne.”

E lo sport?

A livello sportivo la scelta di seguire una dieta vegetariana non mi ha preoccupato più di tanto, anche perchè sono sempre stato affascinato dalle storie e dalle imprese di Scott Jurek (vincitore delle prestigiose Western States Endurance Run, Hardrock 100 e Badwater Ultramarathon, l’anno scorso ha fatto il record di percorrenza dell’Appalachian trail) e Marco Olmo (due volte vincitore all’Ultra Trail Mont Blanc nonchè uno dei più forti italiani nelle corse nel deserto).

Essendo entrambi atleti vegetariani (Scott addirittura è vegano), erano la dimostrazione vivente che si poteva comunque praticare sport di endurance ed anche ad altissimo livello.

A proposito di Scott Jurek, il suo libro “Eat and Run” è un’ottima fonte di spunti, consigli e soprattutto di ricette.

Da quando seguo una dieta vegetariana nelle mie prestazioni non ci sono stati peggioramenti, anzi, ho riscontrato un deciso miglioramento generale del mio stato di salute e questo è dovuto anche al fatto che quando si fa una scelta consapevole si sta attenti a tante piccole cose, agli ingredienti, alla qualità e quantità degli alimenti.

Si pratica un’attenzione verso il proprio corpo che va al di là dell’essere vegetariani.

Ho ancora molto lavoro da fare, ma cerco sempre di fare piccoli passi e piccoli miglioramenti, avendo sempre in mente l’obiettivo di aver il minor impatto ambientale possibile.

A riguardo, un altro grande personaggio che mi è fonte di ispirazione è Kilian Jornet, non tanto per il suo palmares sportivo (ha vinto tutto quello che si poteva vincere sia nello sci alpinismo che nella corsa in montagna) ma per il suo approccio alla vita e all’ambiente.

Per la cronaca, non è un vegetariano, ma quasi, infatti scrive “I don’t eat meat often, (I’m not a big fan of meat taste, maybe I eat some chicken one time a month), I don’t drink milk (but I really love cheese) I try to eat fruits and vegetables as local as possible and from the season”).

Se avete un attimo, consiglio la lettura di un suo post (http://www.kilianjornet.cat/en/blog/my-carbon-footprint-2015/ ) in cui racconta come il suo proposito del 2016 sia quello di diminuire il suo impatto ambientale rispetto all’anno precedente.

Sacrifici?

Direi proprio di no, anche perchè è stato un passaggio molto naturale.

Vivo la scelta in maniera molto serena, consapevole e comunque non ne faccio una guerra contro gli altri, nè una malattia o una fonte di stress.

Qualche anno fa, era Dicembre, camminavo lungo il cammino aragonese fra i Pirenei Spagnoli e sono arrivato ad uno sperduto paesino, pressochè disabitato. Mi sono fermato in una piccola locanda a chiedere le chiavi del rifugio per pellegrini dove poter dormire e la padrona di casa mi ha invitato a cenare con la sua famiglia.

Sapevo che essendo una cosa improvvisata avrei rischiato di mangiare carne e così è stato (nella zuppa di lenticchie c’era il chorizo!) ma non ne ho fatto un dramma, non volevo essere scortese e mi sono goduto una bellissima serata.

Così come è successo lungo la Via Francigena. Era Capodanno e mi trovavo sotto una fitta nevicata a Radicofani. Una signora mi ha invitato sotto un portico e mi ha offerto una fetta di un qualche salume. Era così contenta di potermi offrire qualcosa che non me la sono sentita di rifiutare.

Incoerenza? Non lo so, so solo che ho voluto apprezzare il calore di quei gesti, convinto che la differenza la facciamo nelle scelte di ogni giorno e non in queste piccole eccezioni, dove si vanno a cogliere piccole gemme che riempiono il cuore, sia di chi dona che di chi riceve, soprattutto quando si è in quella modalità e stato d’animo che solo il cammino solitario ti sa dare.

Cosa mangio?

Al mattino non mi faccio mai mancare il porridge (ne vado matto! L’ho scoperto in cammino sulla Wicklow Way in Irlanda parecchi anni fa ed è stato un colpo di fulmine!) e di solito lo integro con uvetta, castagne secche, semi di lino tritati e cannella.

Come stuzzichini mangio della frutta oppure un mix di semi (zucca, girasole, sesamo) e come piatti principali cereali integrali con verdure e legumi, cercando di variare il più possibile (e con prodotti di stagione).

Consigli?

Durante gli ultratrail ed i trekking mi trovo molto bene con le bustine monodosi di miele, poi datteri e la crema di arachidi. Sono comode e naturali, evito così di usare integratori e gel vari.

La crema di arachidi (crema 100%, non burro!) ha un ottimo rapporto calorie/proprietà adatto appunto per queste attività. Ottimo anche lo zenzero candito, aiuta a sistemare i problemi di stomaco.

Ricetta preferita?

Amo farmi i pizzoccheri soprattutto con broccoli e cavolo verza.

Vi riporto al volo la ricetta (per coloro che sono riusciti ad arrivare fin qua 😀 ).

Portate a bollore acqua in una pentola capiente, poi versateci i broccoli, cavolo verza e patate (volendo anche spinaci e/o coste). Una volta che l’acqua ha ripreso il bollore versateci i pizzoccheri e continuare la cottura per 10 minuti (o secondo le istruzioni che trovate sulla scatola). Scolare e spadellare un attimo con un soffritto di cipolla, aglio e curcuma.

Sì, lo so che alla valtellinese è tutta un’altra cosa (e vado alla ValtellinaWineTrail solo per mangiarli!), solo che questi sono un po’ più leggeri 🙂

Buone corse (e comportamenti ecosostenibili) a tutti.

Matteo Zardini.

Run Veg, Run good

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