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Pisa e la “buena onda”

Come ogni milanese che si rispetti le vacanze le ho sempre fatte in Liguria. Per tutta l’adolescenza.

Che poi si trattava di un mese intero – dall’1 al 31 agosto – si caricava sul portapacchi tutta la casa e i ritmi di vita e le abitudini rimanevano quasi invariati.

Una mattina di un’estate di mille anni fa, dovevo avere quindici anni, quando già la vita di mare ci era venuta a noia e per di più pioveva, a mio papà è venuta l’idea di portarci in gita a Pisa! Lui faceva così, prendeva la macchina e si andava!

Ho un bellissimo ricordo di quella gita estemporanea.

A Pisa non ci sono più tornata fino a questo week end in cui, con alcuni amici del mio gruppo sportivo, siamo andati a correre la maratona.

Il ricordo che avevo della città era nitido e rivederla a distanza di tanti anni non mi ha delusa.

Ci ha accolti con un clima più freddo del previsto ma con il sole e una suggestiva atmosfera natalizia.

Quando sono in trasferta la giornata pregara mi preoccupa sempre un po’… non so come e cosa riuscirò a mangiare, quasi certamente non potrò riposare e il rischio di camminare diversi chilometri a piedi tra una cosa e l’altra è sempre altissimo!

E in effetti è finita che sabato non si è riposato affatto e si è camminato abbastanza!

Ma tant’è, lo si mette in conto.

Grazie a degli amici che si trovavano già a Pisa abbiamo scoperto il Numeroundici, un ristorante che proponeva nel menù anche diverse scelte vegane. Piatti ottimi, ambiente informale e prezzi super popolari! C’era anche la torta di mele vegana! E la cena è stata risolta al meglio.

Insomma, non si poteva chiedere di più alla giornata.

Alla partenza della maratona c’erano il mio super coach Alessandro, che è proprio il migliore del mondo, le mie amiche Roberta, Simona e Cinzia e il mio compagno Stefano che, non potendo correre essendo ancora in recupero da un infortunio, ci ha fatto da “personal assistant”.

Persi subito tutti mentre facevo la coda per il bagno! Maledette code! Che poi, alla faccia della concentrazione pre gara, sono arrivata in griglia a un minuto dallo sparo!

L’aria era frizzantina, direi freddina, ma c’era un bel sole e la partenza sotto la Torre Pendente è veramente suggestiva.

Quanto alla maratona. E’ difficile parlarne… per chi corre una maratona ogni metro è un’emozione da raccontare, ma non è semplice trasmetterlo a chi legge senza annoiarlo…

Sono in forma e avevo voglia di correrla.

Noi amatori in fondo corriamo più per la sensazione che per la prestazione, anche quando ci mettiamo degli obiettivi cronometrici.

Ecco, ieri dalla partenza fino alla mezza ho avuto bruttissime sensazioni. Non ho fatto che pensare che presto sarebbe arrivata la crisi, quella che ti costringe proprio a fermarti.

E invece, passati i 21 km… le gambe che sentivo dure e pesanti all’improvviso si sono alleggerite, tutte le sensazioni negative si sono dissolte, si è alleggerita anche la testa e ho cominciato a dirmi che ce la poteva fare.

O meglio, ho cominciato a fare i conti. Eh si, perché io mentre corro – quando sto bene – non penso ai massimi sistemi, non faccio il bilancio della mia vita, io conto. Conto i minuti al chilometro, conto i secondi li divido per sessanta e li moltiplico per i km, faccio le proiezioni con diversi ritmi gara… cose così. Per tutto il tempo.

E secondo i miei conti l’obiettivo era diventato possibile da raggiungere.

Perché la maratona è così, è una gara assurda, una gara che può riservarti sorprese fino all’ultimo momento, una gara che può essere diversa a ogni chilometro.

Io di questa gara e di questa imprevedibilità ho ancora troppa paura. Dopo il trentacinquesimo ho cominciato a rallentare un pochino e sono rimasta lì. Se il passo non mi viene naturale e rallento non ho il coraggio di spingere per mantenerlo. Non spingo e mi risparmio.

Ma è pur vero che non siamo mica professionisti noi. Noi il lunedì mattina ci dobbiamo alzare alla solita ora, magari portare i figli a scuola, e sicuramente andare al lavoro. Noi dobbiamo essere in piedi e operativi come se nulla fosse il giorno dopo. Chiudere bene una maratona per noi vuol dire anche questo.

Alla fine ho perso più di 2minuti sul tempo che mi ero prefissata, ma è stato comunque pb: 3h 27′ 57″

Di fatto una maratona quasi perfetta in una giornata perfetta, pure con una medaglia stupenda che si ispira ad un dipinto del pittore francese Toulouse-Lautrec in mostra al Palazzo Blu di Pisa in questi giorni.

Pisa è stato l’ultimo appuntamento della “buena onda” che sto cavalcando da settembre.

Come ho già detto in altre occasioni il 2015 è stato un anno difficile per me. Il pb di ieri avrei dovuto tentarlo a Cividale, il 29 marzo scorso, ma un infortunio me lo ha impedito.

L’estate poi è stata turbolenta e faticosa.

Ma la mia crisi io la benedico perché mi ha dato energia in abbondanza da trasformare in forza e creatività: e così sono arrivati i pb sulle due distanze principali – maratona e mezza – e mentre scrivo mi rendo conto che oggi il blog compie due mesi esatti ed è stato il più grande regalo che potessi farmi.

Un grazie di cuore a tutti voi che leggete per l’interesse e la partecipazione che dimostrate!

E che la buena onda sia con noi!

*Ho corso la maratona con le mie prime Brooks, le mie nuove Brooks Ghost 8 Berlin Marathon limited edition.

Una lunga storia d’amore è iniziata!

pisa pettorali

pisa crono

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1 Comment

  • Reply
    IO SONO BERLINESE - Run Veg
    15 Gennaio 2016 at 10:09

    […] questo articolo oggi per dire che con le mie scarpe nuove ho preparato La Pisa Marathon 2015 ed è arrivato il personale. E’ l’inizio di una lunga storia […]

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