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Sarnico Lovere: da 0 a 25 col sorriso!

La primissima cosa che voglio dirvi, casomai vi stancaste di leggere prima della fine, è che la Sarnico Lovere  è una gara incredibile. Una delle più belle che abbia mai corso.

Percorso spettacolare e organizzazione top.

Detto questo faccio un passo indietro.

Vi ho raccontato che ho preso la decisione di partecipare a questa 25 km all’improvviso partendo da questa situazione:

Allenamenti a singhiozzo da 1 anno e mezzo.
Stop totale per 2 mesi causa spina calcaneare.
Km nelle gambe: 10

Una pazzia insomma.

Almeno per me che non sono abituata ad andare alla sbaraglio.

Sono una che si allena tanto, che segue la tabella alla lettera e che corre guardando il garmin.

Una secchiona del running o, come si dice a Milano, una podista imbruttita!

In ogni caso, nessuna improvvisazione.

Anzi, non vi nascondo che tra me e me ho sempre criticato chi in qualche modo ‘si vanta’ di improvvisare le gare.

La corsa per noi amatori deve essere un divertimento, è vero, ma la gara è una cosa seria.

Nel senso che, se vuoi provare belle sensazioni anche in gara, ci devi arrivare allenato.

Certo, fatica e sofferenza, quando abbiamo il pettorale addosso, fanno parte del gioco e pure del divertimento, diciamolo. Ma per affrontarla, gestirla e superarla al meglio la sofferenza ci dobbiamo allenare.

Altrimenti è solo sofferenza. Che non fa bene nè al corpo nè alla mente. Anzi.

Può procurarci danni fisici e demotivarci.

Per questa ragione di solito non mi iscrivo a una gara se non sono sicura di avere la distanza prescelta nelle gambe e nella testa.

Questa volta ho osato e mi è andata bene.

Ma mi sono permessa di farlo dopo 10 anni che corro, 10 anni di esperienza in cui ho corso non so più quante mezze e 8 maratone (9 compresa la Monza Resegone).

Io non sono mai stata del partito “striscia se serve, ma non mollare mai”.

Non c’è nulla di disonorevole nel ritiro, soprattutto quando serve a preservarsi nel fisico e nella mente e domenica avevo deciso che avrei camminato o mi sarei ritirata se si fosse reso necessario.

Ma avevo davvero voglia di provarci! Da troppo tempo non mettevo un pettorale e sentivo il bisogno di un obiettivo sfidante per ricominciare.

Certo, l’ho detto prima, io sono una secchiona del running. Quando ho deciso di partecipare alla Sarnico Lovere avevo solo 3 settimane davanti e ho cercato di sfruttarle al meglio.

Ho ricominciato con qualche variazione, qualche allungo, qualche ripetuta breve, ma senza spingere troppo. E tanto fondo lento.

Il sabato precedente ho corso un “lungo” lento di 16 km con buone sensazioni. Ma l’ultimo allenamento è stato un disastro…

E come cambia la prospettiva quando si soffre!

Ho talmente sofferto nell’ultima uscita prima della gara che qualche dubbio di arrivare in fondo ha cominciato a insinuarsi nella testa…

Ma niente, ormai era fatta.

Mi sono allenata, ho riposato il più possibile e mangiato bene. Niente stravizi e pasti ancora più semplici.

Improvvisazione sì, ma sono sempre io, quella che non lascia troppo al caso e che deve sempre controllare tutto!

Ma cosa mangia una veg runner il giorno prima della gara?

Ormai lo sapete, l’importante è combinare cereali integrali (se siete abituati) e proteine. Io prima della gara preferisco tofu o tempeh ai legumi. Non mangio frutta e nemmeno troppa verdura che non si sa mai.

PRANZO: orzo con pomodorini e tofu

CENA: orzo con cime di rapa, gnocchi di zucca (già pronti, non ricordo la marca) conditi con olio, salvia e parmigiano vegan e tofu strapazzato

COLAZIONE DELLA DOMENICA: porridge di avena in barattolo con un cucchiaio di proteine in polvere (ora sto usando I’m Kobu), noci, semi e qualche uvetta.

(se volete approfondire l’argomento dell’alimentazione pre gara cliccate qui)

Domenica mattina, come da copione, la sveglia ha suonato alle 5.45.

Perchè noi siamo quelli che la domenica puntano la sveglia prima che nei giorni feriali solo per andarsi a prendere una medaglia. Che si cambiano in palestre che puzzano di sudore e mentolo, che fanno la coda per il pettorale, la coda per il bagno, la coda per consegnare la borsa, la coda per riprendere la borsa, la coda per la navetta. Che per correre 2 ore tra tutto stai fuori casa 9 ore, più di un turno di lavoro.

Ma non avete idea di quanto mi mancava tutto questo!

Il ritrovo per ritiro pettorali e consegna borse, che devono essere trasportate all’arrivo, è in una grande palestra a due passi dalla partenza. Una bella comodità soprattutto qualora avesse piovuto.

Per fortuna invece la giornata era asciutta, solo un po’ di vento gelido che ci ha fatto temere per il nostro intestino, ma clima praticamente perfetto.

Sono partita nell’ultima griglia e ci ho messo un intero chilometro per cominciare a correre al mio ritmo.

Non voglio tediarvi con la cronistoria chilometro per chilometro della mia gara.

Vi dirò solo che le gambe hanno girato bene fin da subito e io mi sentivo leggera e felice.

Soprattutto felice, super felice!

Una gioia che non so descrivere, che solo la corsa mi sa dare. Saranno le endorfine, sarà che forse io sono emotivamente un po’ instabile (!) ma a tratti, mentre correvo, mi venivano le lacrime agli occhi.

Mi sentivo fortunata per essere proprio lì, in quel momento, e avevo mille pensieri che mi giravano per la testa (avrei dovuto scriverlo mentre correvo questo pezzo!) e mi scoppiava il cuore, ma di gioia.

Passato l’infinito falsopiano tra il sedicesimo e il diciassettesimo km ho smesso di pensare e ho cominciato a contare. Passo al km diviso per i km, proiezioni varie, solo numeri in testa. Perchè mi sono resa conto che forse avrei potuto chiudere la gara sotto le 2h15.

E allora, anche se l’obiettivo di domenica era semplicemente quello di arrivare in fondo tutta intera, ho deciso di alzare l’asticella.

Perchè mai correre tranquilla e serena quando potevo soffrire un po’ per raggiungere un micro obiettivo personale?

Certo, uno potrebbe dirsi: rilassati un attimo, che ti frega, mica vinci, mica fai il personale.

Ma niente, io proprio non ce la faccio. E tanto vale mettersi in gioco sempre.

Ho chiuso la mia gara in progressione, ma facilmente, senza soffrire e col sorriso.

E questo mi fa ben sperare per la mia ripresa.

Per la cronaca in 2h13’38”.

Un tempo al di sopra di ogni aspettativa, data la situazione.

Un percorso velocissimo che mi piacerebbe ritentare quando sarò più in forma.

E spettacolare dal primo all’ultimo metro!

Una tragitto panoramico che si snoda tutto lungo le sponde del Lago d’Iseo e che mantiene la promessa di far dimenticare ogni fatica!

E mentre tutti applaudivano Londra che durante la maratona ha distribuito bolle commestibili contenenti acqua o bevande energetiche, completamente biodegradabili, in provincia di Bergamo, per la prima volta in Italia, solo acqua “pubblica” e zero bottiglie di plastica sulla strada!

Avete capito bene.

Grazie a UNIACQUE sono state installate 5 torrette di acqua pubblica in corrispondenza dei 5 ristori della gara. In questo modo l’acqua è stata captata direttamente dalla rete idrica pubblica.

Sono stati riempiti circa 7/800 bicchieri al minuto con acqua pubblica e soprattutto fresca perchè proveniente direttamente dalla fonte e versata al momento tramite dei dispenser in bicchieri di carta riciclabile.

In questo modo sono state risparmiate oltre 20mila bottiglie di plastica sulla strada, pari a 450kg di Co2 in meno.

FINALMENTE!

Speriamo davvero che sia un esempio virtuoso anche per gli altri organizzatori e soprattutto amministratori comunali.

Perchè diciamolo, ormai siamo tutti stanchi di assistere a un tale spreco di acquanelle gare (che nessuno beve mezzo litro di acqua al ristoro) e soprattutto di vedere le tonnellate di bottiglie di plastica ai lati delle strade a fine manifestazione.

Una volta ritrovato Stefano – che per la cronaca ha corso una gara pazzesca nonostante il giorno prima lo avesse passato a dare e prendere mazzate conquistando il bronzo alle gare di jiu jitzu – e la mia borsa, l’ultima incognita rimaneva il servizio navetta per tornare a Sarnico.

Ma niente da fare. Super efficiente e puntuale anche quello!

Quando sono salita sul pullman che ci riportava a Sarnico, con la mia medaglia al collo, sentivo addosso quella spossatezza che ti risucchia tutta dopo una gara, ma allo stesso tempo ti senti leggera che potresti volare.

Vorrei ringraziare Roberto Cipollini di Runner’s World per avermi “spinto” ad iscrivermi, Cesare Monetti e l’organizzazione della Sarnico Lovere Run e Silvio Omodeo che mi ha accompagnata in queste poche settimane di preparazione con i suoi preziosi consigli.

E la mia amica Paola di Brooks che ha fornito a me e a Stefano le nuove Brooks Adrenaline Guide Rail. Quando ve ne ho parlato vi dicevo che sarebbe stato interessante sperimentarle su una distanza lunga: ecco fatto.

Super promosse!

Ora c’è un’idea che mi frulla la testa… quando sarà possibile ve ne parlerò.

Voi intanto segnate già in calendario questa gara pazzesca: Sarnico Lovere Run!

Michela

#iosonosarnicolovere

Urban Runners alla Sarnico Lovere.

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